martedì 1 ottobre 2013

SOSTEGNO E PERSONE DOWN

«Esprimiamo grande soddisfazione per la tempestività di questa risposta»: così Mario Berardi, presidente dell’AIPD, l’Associazione Italiana Persone Down, ha commentato la nota ricevuta dal Ministero dell’Istruzione, nella quale si ribadisce che gli alunni con sindrome di Down hanno il diritto di ottenere il sostegno a scuola con un semplice certificato stilato dalmedico di base comprovante la gravità della disabilità dell’alunno. Tale documento, infatti, va ritenuto come equivalente a quelli rilasciati dalle apposite Commissioni ASL, come da Legge104/92.



La nota è stata emessa a seguito di una sollecitazione di Salvatore Nocera, il vicepresidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che è anche responsabile dell’Area Normativo-Giuridica dell’Osservatorio Scolastico AIPD, il quale aveva segnalato una serie di disservizi da parte degli Uffici Scolastici.
«Molti genitori – aveva scritto Nocera nella sua lettera – segnalano che in parecchi Uffici Scolastici Regionali e Provinciali e in tantissime scuole i Dirigenti non intendono riconoscerecome certificazione di gravità valida ai fini scolastici, quella rilasciata dai medici di base, come invece indicato nella procedura prevista dalla Legge 289/02 (articolo 94, comma 3). Al fine quindi di evitare contenzioso e per rasserenare sia le famiglie che i Dirigenti Scolastici e degli Uffici Scolastici Regionali, si chiede che codesto Ministero voglia diramare una breve nota che ribadisca la validità ai fini scolastici delle certificazioni rilasciate dai medici di base, ai sensi della Legge citata».


Nella nota, quindi, diramata dalla Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici del Ministero dell’Istruzione, si ribadisce che «le istituzioni scolastiche possono ritenere valide, ai fini scolastici e, quindi, per l’assegnazione dei docenti per le attività di sostegno, le certificazioni rilasciate dai medici di base, ai sensi della citata normativa, agli alunni con sindrome di Down». (M.R.)
www.giocotherapy.it

DEROGHE AL SOSTEGNO: IL TAR DEL LAZIO HA STABILITO CHE LE SENTENZE VALGONO ANCHE PER GLI ANNI SUCCESSIVI

Negli ultimi anni sono aumentati i ricorsi ai tribunali amministrativi per avere ore di sostegno in più: per il Tar del Lazio le sentenze valgono anche per gli anni scolastici successivi



Nel 2010 l'importante sentenza n. 80 della Corte Costituzionale ha sancito il dovere di assegnare ore di sostegno scolastico in deroga, in presenza delle situazioni di gravità indicate dall'art. 3 co 3 della L. 104/92. Da allora sono aumentati sempre più i ricorsi delle famiglie ai tribunali amministrativi per ottenere il riconoscimento del sostegno scolastico nel rapporto 1:1, vale a dire per tutte le ore di servizio previste per un docente di sostengo (25 ore nella Scuola dell'Infanzia, 22 nella Scuola Primaria e 18 nelle scuole secondarie). Tutti i ricorsi presentati, in presenza di gravità certificata, hanno portato all'assegnazione di ore di sostegno in deroga. Nei mesi scorsi, però, si è giunti ad un altro importante risultato.

Con la Sentenza Breve 7783/13 del 31 luglio scorso, infatti, il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha stabilito un importante precedente, quello cioè della validità del provvedimento anche per gli anni successivi a quello in cui viene pronunciato. Se infatti la certificazione di grave disabilità dell'alunno deriva da una minorazione non regressiva e quindi stabilizzata o progressiva, essa, stabilisce la sentenza, può valere anche per gli anni successivi a quello del ricorso, per tutta la durata del grado di scuola frequentata.

Tale sentenza, afferma Salvatore Nocera, Responsabile dell'Area Normativo-Giuridica dell'Osservatorio Scolastico sull'Integrazione dell'AIPD Nazionale, "è interessante ed innovativa rispetto alla Sentenza del Consiglio di Stato n° 2231/10 secondo la quale invece, potendosi avere dopo la decisione delle variazioni sulla situazione di gravità, le sentenze dei TAR sulle deroghe per il sostegno debbono valere esclusivamente per l'anno scolastico per il quale sono pronunciate".

Questa innovativa decisione evita i costi di successivi ricorsi ed è perciò auspicabile che l'orientamento venga confermato da altre decisioni dei TAR (in caso di appello, anche dal Consiglio di Stato), poiché, continua Nocera, "si tratta di affermazione di logica-giuridica".
Un orientamento di questo tipo, basato anche su un buon senso che non continua ad indagare ripetutamente ed inutilmente situazioni di minorazione ormai stabilizzate o addirittura progressive, trova il favore anche di chi non è esperto in materia giuridica. Esso, infatti, permette non solo di evitare ricorsi successivi dagli esiti scontati e, quindi, inutili spese per le famiglie e la stessa amministrazione, ma anche di prevedere in tempo utile il fabbisogno delle risorse di sostegno, consentendo in alcuni casi anche la possibilità della continuità didattica.

Ci auguriamo vivamente che tale logica giuridica centrata sul buon senso possa prevalere.
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giovedì 15 agosto 2013

Terapia Miofunzionale

Cos'è la terapia miofunzionale (TMF)?

 A cura della Dott.ssa Pasqualina Andretta
Logopedista, Socio dell’Associazione Internazionale di Miologia orofacciale U.S.A. (IAOM)

Squilibrio muscolare orofacciale

Professore a contratto presso il CdL di Logopedia – Università degli studi di Padova 
Docente presso il Master di Deglutologia – Università degli Studi di Torino 
Docente presso il Master di Deglutologia – Università degli Studi di Pisa 


La TMF è un programma educativo – rieducativo volto alle alterazioni delle funzioni orali quali: la respirazione, l’alimentazione (suzione – masticazione - deglutizione), la produzione dei suoni del linguaggio nonché il gusto e la mimica facciale.
Le alterazioni delle funzioni orali se non curate tempestivamente possono far insorgere nel soggetto in età evolutiva (periodo della crescita e dello sviluppo) uno squilibrio muscolare orofacciale. I sintomi più frequenti sono dati da :
·         respirazione orale (a bocca aperta)
·  deglutizione deviata : problemi di masticazione – deglutizione dei cibi liquidi e/o solidi
· alterazioni dell’articolazione verbale fonatoria: la distorsione dei suoni: /s/ di sole, /s/ di rosa, /z/ di tazza, /z/ di zaino in cui la lingua può fuoriuscire o interporsi tra i denti
·         palato alto e stretto
·         crescita anormale dei denti (malocclusione)
·        vizi orali (succhiamento del dito, delle dita, del ciuccio, perdurare dell’alimentazione attraverso la tettarella del biberon)
·         scarso controllo e coordinazione muscolare orofacciale
·         anormale postura linguale a “riposo”
·         difficoltà di mantenere l’attenzione e concentrazione
·         problemi posturali legati alle alterazioni sopracitate.
      
A che età si può iniziare la terapia logopedica miofunzionale?
Ci sono parecchi fattori da considerare prima di iniziare la TMF. L’età non è importante!
La motivazione è importante per ottenere il risultato. Il logopedista è un professionista sanitario laureato che attua la valutazione (bilancio logopedico) e la terapia delle patologie del linguaggio e della comunicazione umana in età evolutiva, adulta e senile.
Il logopedista è in grado di motivare i soggetti di tutte le età.
I bambini di 3 o 4 anni possono trarre beneficio da un bilancio logopedico per verificare se sono “pronti” ad abbandonare, eliminare i vizi di succhiamento compreso l’uso prolungato della tettarella del biberon. Correggere precocemente queste modalità viziate può prevenire problematiche secondarie più gravi!
I bambini di 7 – 8 anni sono abbastanza coscienti per ricevere una terapia logopedica completa!
Anche gli adolescenti e gli adulti possono beneficiare di tale terapia!
(per esempio... nel dolore dell’articolazione temporo-mandibolare, prima e dopo un intervento chirurgico maxillo – facciale, dopo recidiva di un intervento ortodontico, in caso di difficoltà di adattamento dopo un intervento ortodontico...........)
La TMF è “nota” da più di trenta anni ed è praticata in molti paesi del mondo! Migliaia di bambini e molti adulti hanno avuto risultati efficaci e stabili nel tempo da questa terapia non invasiva, non chirurgica. Recenti studi scientifici hanno dimostrato che l’80 – 90% dei casi con disordini miofunzionali orofacciali hanno ottenuto il ripristino volontario di tutte le funzioni muscolari orofacciali deviate nonché l’automatizzazione delle funzioni stesse. (Hahn&Hahn, 1992 – Andretta P., 2003)

martedì 21 maggio 2013

RINOSCERE I SINTOMI DI UN ICTUS PUO’ SALVARE UNA VITA


Durante una grigliata Federica cade.

Qualcuno vuole chiamare l'ambulanza ma Federica rialzandosi dice di essere inciampata con le scarpe nuove.

Siccome era pallida e tremante la aiutammo a rialzarsi.

Federica trascorse il resto della serata serena ed in allegria.
Il marito di Federica mi telefonò la sera stessa dicendomi che aveva sua moglie in ospedale.
Verso le 23.00 mi richiama e mi dice che Federica è deceduta.

Federica ha avuto un'ictus cerebrale durante la grigliata.
Se gli amici avessero saputo riconoscere i segni di un 'ictus, Federica sarebbe ancora viva.

RINOSCERE I SINTOMI DI UN ICTUS PUO’ SALVARE UNA VITA
La maggior parte delle persone non muoiono immediatamente.
Basta 1 minuto per leggere il seguito:

Un neurologo sostiene che se si riesce ad intervenire entro tre ore dall'attacco si può facilmente porvi rimedio.
Il trucco è riconoscere per tempo l'ictus !!!
Riuscire a diagnosticarlo e portare il paziente entro tre ore in terapia.  Cosa che non è facile.

Nei prossimi 4 punti vi è il segreto per riconoscere se qualcuno ha avuto un'ictus cerebrale:

* Chiedete alla persona di sorridere (non ce la farà);

* Chiedete alla persona di pronunciare una frase completa (esempio:oggi è una bella giornata)
   e non ce la farà;

* Chiedete alla persona di alzare le braccia (non ce la farà o ci riuscirà solo parzialmente);

* Chiedete alla persona di mostrarvi la lingua (se la lingua è gonfia o la muove solo lateralmente è un segno di allarme).
Nel caso si verifichino uno o più dei sovraccitati punti chiamate immediatamente il pronto soccorso.
Descrivete i sintomi della persona per telefono.

Un medico sostiene che se mandate questa è- mail ad almeno 10 persone, si può essere certi che avremmo salvato la vita di Federica, ed eventualmente anche la nostra.

Personalmente trovo sia giusto che tutti siano a conoscenza di questa cosa e quindi la condivido con voi.

 Foto: Durante una grigliata Federica cade.
Qualcuno vuole chiamare l'ambulanza ma Federica rialzandosi dice di essere inciampata con le scarpe nuove.
Siccome era pallida e tremante la aiutammo a rialzarsi.
Federica trascorse il resto della serata serena ed in allegria.
Il marito di Federica mi telefonò la sera stessa dicendomi che aveva sua moglie in ospedale.
Verso le 23.00 mi richiama e mi dice che Federica è deceduta.

Federica ha avuto un'ictus cerebrale durante la grigliata.
Se gli amici avessero saputo riconoscere i segni di un 'ictus,
Federica sarebbe ancora viva.

RINOSCERE I SINTOMI DI UN ICTUS PUO’ SALVARE UNA VITA
La maggior parte delle persone non muoiono immediatamente.
Basta 1 minuto per leggere il seguito:

Un neurologo sostiene che se si riesce ad intervenire entro tre ore dall'attacco si può facilmente porvi rimedio.
Il trucco è riconoscere per tempo l'ictus !!!
Riuscire a diagnosticarlo e portare il paziente entro tre ore in
terapia.
Cosa che non è facile.

Nei prossimi 4 punti vi è il segreto per riconoscere se qualcuno ha avuto un'ictus cerebrale:

* Chiedete alla persona di sorridere (non ce la farà);

* Chiedete alla persona di pronunciare una frase completa (esempio:
oggi è una bella giornata) e non ce la farà;

* Chiedete alla persona di alzare le braccia (non ce la farà o ci
riuscirà solo parzialmente);

* Chiedete alla persona di mostrarvi la lingua (se la lingua è gonfia o la muove solo lateralmente è un segno di allarme).
Nel caso si verifichino uno o più dei sovraccitati punti chiamate
immediatamente il pronto soccorso.
Descrivete i sintomi della persona per telefono.

Un medico sostiene che se mandate questa è- mail ad almeno 10 persone, si può essere certi che avremmo salvato la vita di Federica, ed eventualmente anche la nostra.

Personalmente trovo sia giusto che tutti siano a conoscenza di questa cosa e quindi la condivido con voi.

Ciao a tutti Dino.

martedì 7 maggio 2013

Il ritardo evolutivo semplice del linguaggio




 Il ritardo evolutivo semplice
 del linguaggio 


                   

 Il ritardo evolutivo semplice del linguaggio è un rallentamento nell’evoluzione delle fasi dello sviluppo del linguaggio stesso. Il bambino che presenta questo ritardo semplice si comporta normalmente in tutte le sue attività, è un soggetto intelligente con una buona comprensione del linguaggio, ma che ha iniziato a parlare tardi; ad esempio la lallazione può essere comparsa dopo i 6-8 mesi di vita e le prime parole dopo i 18 mesi. Questo bambino a due–tre anni sa pronunciare un certo numero di parole ma non struttura la frase, viene compreso solamente dalla madre e si aiuta con il gesto per comunicare.

Di solito i bambini affetti da ritardo del linguaggio vengono segnalati dalla scuola materna oppure sono condotti al logopedista dai genitori stessi. È necessario, comunque, prima di avviare il trattamento logopedico, effettuare un indagine di tipo specialistica per escludere qualsiasi danno di tipo organico. 

Inquadrato il soggetto, dopo aver preso visione degli esami praticati e dopo aver analizzato il linguaggio, il logopedista imposta la rieducazione, che molto spesso si avvale della collaborazione materna o di chi ne fa le veci.
Gli esercizi si basano sulla stimolazione globale e sulla correzione del versante espressivo; in linea 
di massima sono i seguenti:


Il lavoro dell’ambiente familiare assume una notevole importanza. Compito del logopedista è quello di sensibilizzare la famiglia, indirizzare la madre, tenere regolari sedute per impostare le fasi della rieducazione, controllare il lavoro fatto a casa e di dare al bambino un certo senso di responsabilità nel lavoro-gioco che pratica.


                                                                       tratto dal MANUALE DI LOGOPEDIA di Adriana Cippone de Filippis